Reaching out

Tra ieri e oggi ho letto tante cose cattive, meschine, stupide. Non riesco nemmeno a concepire che di fronte anche a una sola vita affogata in mare così, senza senso, si possa dire -o pensare- Una bocca in meno da sfamare qui a casa mia. Non so cosa dire, di solito non mi mancano le parole ma davanti a certo livore resto zitta, con la testa rutilante di insulti. Non si può ragionare con certa gente, ne sono convinta oramai. Se di fronte a una tragedia così il tuo primo pensiero è Meno male, o Non mi importa, non è evidentemente possibile una comunicazione, tra di noi. E mi viene pure da augurarti il male vero, non quello dei mitici 700 migranti alla tua porta che ti levano il pane di bocca.

E’ vero, il mio postare un fiore simbolico per quelle vite spezzate, o una preghiera detta ieri notte, o un pensiero per questa ingiustizia non cambiano nulla di quello che è accaduto, esattamente come la tua cattiveria. Non posso fare molto, concretamente, se non provare pietà e compassione.

E in questo, ricordo che mia madre, da che cominciarono ad arrivare  i primi extracomunitari una ventina di anni fa, quando suonavano chiedendo soldi o di poter vendere qualcosa, lei rispondeva -e risponde, e risponderò io in futuro – sempre, sempre No, soldi non te ne do’. Hai fame? ti faccio un panino? E scendeva portandogli pane e formaggio, mele, arance, e biscotti. Dai sbrigati, dice sempre mentre impacchetto, se uno ha fame deve mangiare.

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